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Notti romane con il più produttore di tutti i tempi  Giuliano Simonetti e la figlia attrice Lory

Caro Giuliano, ogni incontro tra noi è un'occasione per aggiungere nuove storie al nostro mosaico di ricordi condivisi. Oggi, passeggiando in Vaticano e cenando in quel ristorantino, ho riflettuto sul profondo legame che ci unisce, arricchito dalle innumerevoli storie che mi hai raccontato nel corso degli anni. La presenza di Tua figlia Lory, tornata recentemente da Londra in veste d'attrice internazionale , rende questo momento ancora più speciale. La sua energia e la sua visione per il futuro aprono nuove possibilità di collaborazione, unendo le nostre generazioni in un flusso continuo di creatività e impegno.
Nella foto che condivido oggi, noi tre siamo immortalati insieme in questo contesto significativo, non solo come ricordo di una giornata piacevole, ma come simbolo di un passato ricco di successi, un presente vibrante e un futuro promettente.
E come dici sempre tu, ridendo scherzando:" dicono che sono il produttore di tutti i tempi, forse perché, sono l'unico rimasto in vita". Questa tua battuta è sempre capace di strapparmi un sorriso e mi ricorda quanto sei unico. Sono entusiasta all'idea di esplorare insieme a te e Lory le opportunità che ci attendono. Grazie per essere una fonte continua di ispirazione e un caro amico.
Con grande affetto,
Franz (come dici sempre tu "er gladiatore della parola triestino")

"Essere o Non Essere: L'Incarnazione Ultraterrena nell'Arte Teatrale"

L'attore in teatro è animato da una forza ultraterrena che trasforma la semplice recitazione in un potente mezzo di comunicazione energetica e spirituale. Questa energia profonda consente all'attore di non solo pronunciare le parole, ma di infonderle di vita, rendendo il teatro un luogo sacro di condivisione emotiva. Quando un attore riesce a connettersi con questa forza, il legame con il pubblico si intensifica, rendendo l'esperienza collettiva intensamente coinvolgente. In assenza di questa vibrazione ultraterrena, invece, la connessione si indebolisce, causando distrazione e disinteresse tra gli spettatori.

 

Questo concetto si collega profondamente all'essenza del famoso "To be or not to be" di Shakespeare, che esplora l'essere in termini di presenza autentica e connessione ultraterrena. Anche nelle liturgie cristiane, quando si pronuncia "Incarnatus est", si fa riferimento all'incarnazione di una forza divina, un principio che trova eco nell'arte teatrale dove l'attore, attraverso la sua performance, incarna letteralmente l'energia e lo spirito del personaggio.

 

Ecco perché è cruciale che ogni attore si impegni a mantenere e nutrire questa connessione spirituale, per trasformare ogni performance in un momento di autentica trasmissione di energia vitale e spirituale.

GENEROSITÀ SULLE TAVOLE: LA LEZIONE PERDUTA DEL TEATRO

In un'epoca dominata dalla competizione e dall'individualismo, il mondo del teatro ci offre una prospettiva illuminante e profondamente umana sul significato di leadership e condivisione. Riflettendo sulla mia esperienza nel campo artistico, mi trovo a confrontare due visioni del mondo teatrale che, seppur distanti nel tempo, svelano una mutazione culturale e professionale tanto sottile quanto significativa.

 

All'inizio della mia carriera, ho avuto il privilegio di lavorare con icone del teatro italiano, come Valeria Valeri. La sua presenza sul palco era più di una performance; era una lezione di vita. Valeri, con la sua profonda umanità, insegnava attraverso lo sguardo: "vai con calma, aspetta, guardami", mi diceva. In quelle parole c'era l'essenza di un teatro fatto di ascolto, pazienza, e soprattutto, generosità. Non c'era fretta per l'applauso, perché quello che contava era il momento condiviso, l'esperienza collettiva che si creava tra noi attori e il nostro pubblico. In quel gesto di rinunciare all'applauso per favorire un collega, Valeri dimostrava che la vera grandezza di un artista, e forse di un leader, risiede nella capacità di elevare gli altri.

 

Tuttavia, con il passare degli anni, ho notato un cambiamento preoccupante. Lavorando con le nuove generazioni, ho spesso incontrato un approccio radicalmente differente: una competizione quasi ossessiva per l'attenzione del pubblico, dove l'applauso diventa il trofeo personale a discapito del valore collettivo dell'opera. Questo cambiamento di mentalità non solo riduce lo spazio per la crescita artistica condivisa ma instaura anche un clima di insicurezza e competizione che va a discapito dell'essenza stessa del fare teatro.

 

Il teatro, nella sua forma più pura, è uno specchio della società. La trasformazione che abbiamo vissuto sulle scene riflette una più ampia evoluzione culturale, dove il successo individuale sembra prevalere sull'importanza del bene comune. Questo spostamento di valori rischia di minare le basi su cui si fonda la nostra comunità artistica e, per estensione, la nostra società.

 

La generosità e la capacità di mettersi al servizio degli altri sono qualità che definiscono i veri leader, sia sul palco che nella vita. Nel teatro come nella società, dobbiamo ricercare e valorizzare quei leader che, con la loro umiltà e saggezza, sanno rinunciare alla luce dei riflettori per illuminare il cammino degli altri. Ripensando alla lezione di Valeria Valeri, è chiaro che il futuro del teatro, e forse della nostra cultura, dipenderà dalla nostra capacità di riabbracciare questi valori di condivisione, rispetto e generosità.

 

In un mondo che cambia, il teatro continua a offrirci preziose lezioni su come vivere e lavorare insieme. Ricordare e praticare la generosità sulle scene può essere il primo passo per costruire una società più empatica e unita, dove il successo è misurato non solo dall'applauso personale, ma dalla qualità delle relazioni che siamo in grado di costruire e mantenere.

"Pasqua di Rinascita: Tra Sfide e Speranze, il Risveglio del Potenziale Umano"

In questa Pasqua, mentre il mondo naviga tra le tempeste di conflitti, incertezze e sfide, lasciamo che il simbolo dell'uovo ci ispiri e ci guidi. Possa esso ricordarci della potenza silenziosa della rinascita e della rigenerazione che alberga in noi e nel tessuto stesso della vita. Mentre affrontiamo le guerre, la precarietà del lavoro, e la stagnazione che avvolge il nostro pianeta, internamente ed esternamente ferito, possiamo riflettere: forse è stato un eccesso di razionalità, una fiducia smisurata negli incanti virtuali, a condurci qui, a renderci come amebe sull'orlo dell'esistenza.

 

Ma l'uovo di Pasqua ci rammenta che, anche nei momenti di massima fragilità, dentro di noi è nascosto un inesauribile potenziale di trasformazione. Che questa festività possa essere un momento di riflessione sulla nostra capacità di rinnovarci, di trovare equilibrio tra mente e cuore, tra tecnologia e natura, tra il nostro essere individuale e il nostro essere collettivo.

 

Che il simbolo dell'uovo, nella sua semplicità, ci ricordi che ogni fine può essere un nuovo inizio, che ogni crisi nasconde un'opportunità di crescita e che, insieme, possiamo aspirare a un domani in cui l'armonia ristabilisca il suo regno, dentro e fuori di noi.

 

Buona Pasqua, con la speranza che possa portare una luce di speranza e rinascita per tutti noi, per il nostro pianeta, e per il tessuto condiviso della nostra umanità.

"Riflessioni al Calar del Sipario: La Sacralità del Teatro nel Ricordo della Sua Giornata Mondiale"

Ieri abbiamo celebrato la Giornata Mondiale del Teatro, e oggi, nel silenzio che segue le celebrazioni, mi ritrovo immerso in profonde riflessioni. I miei pensieri si dirigono verso i miei primi passi in quel luogo che percepivo come un tempio sacro. Un tempo in cui ogni movimento, ogni parola sul palcoscenico era intrisa di un profondo rispetto e devozione non solo per l'arte che stavamo creando, ma anche per la nostra essenza più intima come artisti.

 

In quest'epoca di rapide trasformazioni, mi domando quanto di quella sacralità sia rimasto nel nostro approccio all'arte e, più in generale, alla vita. Eliminare quell'elemento di rispetto significa perdere di vista la direzione verso cui tendiamo come esseri umani, come artisti.

 

In questa giornata di meditazione, che segue la celebrazione del teatro, mi appello a tutti noi per ritrovare quella sacralità perduta, quel rispetto fondamentale per noi stessi e per il nostro operato. La mia aspirazione è che possiamo riflettere sull'importanza di rinnovare quel senso di dedizione verso l'arte e l'umanità. Un tempo, il segno della croce precedeva l'entrata in scena, simbolo di una consapevolezza più profonda e di un impegno sacro.

 

Utilizziamo il ricordo della Giornata Mondiale del Teatro come uno stimolo a non prendere nulla troppo alla leggera: la vita, l'arte, la nostra stessa esistenza. Riconoscendo e valorizzando il rispetto, l'impegno e la sacralità, potremo forse lasciare un segno indelebile, non solo nel teatro, ma nel tessuto stesso della nostra vita.